Nucleare a scala domestica: manuale per installatori di Marco Moro
Piano B? Cool! di Diego Tavazzi
Bonifica dei siti contaminati a cura della redazione
I piani energetici servono alla riduzione delle emissioni serra? di Giulia Agrelli
Una manovra nucleare di Ilaria Di Bella
Nucleare a scala domestica: manuale per installatori
di Marco Moro
Vista la nouvelle vague nuclearista del governo questo potrebbe essere il titolo di un prossimo (surreale) volume della nostra collana "Manuali di progettazione sostenibile".
Fatto sta che, come illustra efficacemente Ilaria di Bella nella rubrica "Camere con vista", dobbiamo realmente fare i conti con un argomento che credevamo rimosso, con una opzione energetica che sembrava affossata da irrisolti problemi di sicurezza, di costo e di limitatezza delle risorse. Un'opzione che ripropone tale e quale il problema di dislocazione geografica delle materie prime che ha caratterizzato, e con quali conseguenze, l'era del petrolio.
Fino a qualche mese fa si poteva anche pensare che il ritorno al nucleare, in
un paese dove le sollevazioni locali sono perfino contro l'eolico, non poteva
che essere argomento da campagna elettorale. Pare che non sia così, e
in effetti qualche idea si profila. La "strategia Napoli" (leggi: militarizzazione
del territorio) potrebbe essere efficacemente adottata anche per i siti
nucleari. Ma si può fare anche di più: si può provare a
comprare il consenso, "compensando" con strumenti fiscali i cittadini che accettano
di veder sorgere sul proprio territorio una centrale. Un incentivo al
nucleare, quindi, sperando di trovare il cittadino sensibile. Ma si sa che in
un paese dove trionfa sempre e solo l'interesse individuale, quando si tocca
il portafoglio non si sbaglia quasi mai. E questo ci introduce a un altro punto
che si considera troppo poco: esiste una "democrazia dell'energia", teorizzata
in modo esemplare da Hermann
Scheer, che è un valore fondamentale delle rinnovabili: reti locali,
produzione distribuita, autosufficienza, autonomia energetica. Caratteristiche
strategiche per il mondo sviluppato, e insostituibili per i paesi meno sviluppati.
Il nucleare no, non ha alcuna di queste potenzialità, è un'opzione
da "Piano A", da business as usual. E il titolo ironizza proprio su questo: il
nucleare porta all'estremo la polarizzazione della produzione, la lunghezza delle
reti, massimizza i costi a carico della collettività. E a proposito di
Piani A e B: proprio sul nucleare si è espresso in modo molto chiaro Lester
Brown, durante il tour di conferenze e incontri che si è concluso
martedì 17 giugno proprio qui a Edizioni Ambiente. Nei due giorni passati
in Italia a Brown sono state poste ripetutamente domande sul nucleare; la risposta è stata
netta: negli Usa la richiesta di garanzie sulla sicurezza da parte delle popolazioni
locali ha fatto lievitare i costi al punto da rendere antieconomico l'investimento
nell'atomo. Da decenni non se ne costruiscono più. Negli Usa, anzi, negli
stati più "petroliferi", come il Texas, ma anche altrove, come in Algeria,
grande produttore di gas naturale, gli investimenti si stanno orientando pesantemente
verso le fonti rinnovabili. I programmi che si rivolgono al futuro riguardano
le rinnovabili, e tra queste l'atomo non trova posto. Alcuni tra i maggiori concorsi
di progettazione urbana e architettonica per insediamenti e complessi a "zero
CO2" si svolgono negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi, a Dubai, paesi che "qualche" risorsa
petrolifera ce l'hanno. Eppure... eppure loro ci pensano. Noi invece andiamo
brillantemente in controtendenza. Ma si sa che l'italiano - quello che nelle
barzellette si confronta di solito con un francese, un tedesco e un inglese - è sempre
il più furbo. E se cominciasse a confrontarsi con l'algerino, lo spagnolo
e l'abitante degli Emirati? La figura da fesso è più che garantita.