Fatti e parole di Marco Moro
Green Marketing di Paola Fraschini
Chiare, fresche e dolci acque di Giulio Conte
Nucleare, chi lo paga? di Alessandro Geremei
G8, energia e gas serra a cura della redazione
NoEcomafia tour di Antonio Pergolizzi
Chiare, fresche e dolci acque
di Giulio Conte*
Anche quest’anno si è chiuso il G8, con il suo strascico di polemiche
sulla scarsa efficacia delle decisioni prese. Ma se gli accordi sul clima hanno
lasciato insoddisfatti tutti coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta,
la delusione più cocente ha riguardato le 100 ong raccolte nella campagna “End
Water Poverty”
che avevano tentato fino all’ultimo di accendere i riflettori sul tema
della sanitation, che non è stato neanche toccato durante l’incontro.
Con questo termine, intraducibile in italiano, si intende l’insieme di
tecnologie e pratiche domestiche che permettono di gestire in modo igienico
e sicuro i nostri quotidiani bisogni fisiologici: la speranza di portare il
tema al centro del G8 muoveva dal fatto che il 2008 è stato dedicato
dall’Onu
proprio alla “sanitation”:
la motivazione di tale scelta è che “2,6 miliardi di persone nel
mondo non dispone di un luogo igienico per svolgere le proprie funzioni fisiologiche:
mancano del semplice servizio di base che è una toilet. Questo quasi
sconosciuto scandalo costituisce un affronto di scala globale alla dignità umana”.
La sanitation è strettamente legata all’acqua. Si può essere quindi tentati
di pensare che il problema sia la risorsa idrica:
per permettere di risolvere il problema della sanitation basterebbe garantire
a tutti l’accesso
all’acqua
e anche la sanitation sarebbe assicurata. Per questo, già prima dell’avvio
del G8 di Hokkaido si sono avute mobilitazioni per favorire la diffusione del
servizio idrico domestico: il 7 luglio la BBC News riportava la voce della
importante ong britannica Water Aid che chiedeva agli 8 grandi
riuniti nell’isola giapponese “di focalizzare l’attenzione
sul tema della sanitation e non solo sugli altri argomenti che attirano maggiormente
l’attenzione della stampa. Un tema su cui i leader del G8 potranno riflettere
anche durante i break, nelle certamente confortevoli toilet offerte dall’ospitalità giapponese”.
Eppure, l’idea di estendere a tutto il pianeta il modello di sanitation
occidentale a cui siamo abituati è molto pericolosa: c’è il
rischio che il rimedio sia peggiore del male. Già oggi, infatti, in
gran parte del mondo usiamo più acqua di quella che si rinnova annualmente,
aumentarne ulteriormente il consumo, anche se per gli usi domestici, sarebbe
semplicemente impraticabile. Quindi, prima di diffondere il nostro modello
di sanitation dobbiamo chiederci se è quello giusto o se è possibile
immaginarne uno migliore.
Proprio a questo tema è dedicato Nuvole
e sciacquoni. Come usare meglio l'acqua in casa e in città. La
tesi del libro – che non è nuova
e si fonda su un dibattito tecnico scientifico internazionale avviato ormai
da più di un decennio – è che
il nostro modello di sanitation, sia al livello domestico sia a quello urbano, è ormai
superato. Abbiamo a disposizione tecnologie grazie alle quali è possibile
ridurre notevolmente i consumi idrici domestici e l’inquinamento da essi
provocato senza rinunciare al livello di comfort cui siamo abituati da tempo.
Il libro porta il lettore a esplorare aspetti poco noti e soprattutto poco
considerati nel dibattito pubblico sui temi dell’acqua: l’importanza
di recuperare i “nutrienti” contenuti nelle acque di scarico, la
sostanziale irrazionalità di
un sistema di “sanitation” che utilizza grandi quantità di
preziosa acqua potabile per scaricare i WC (aumentando, tra l’altro, l’inquinamento
di fiumi, laghi e mari), la gravità della perdita di pratiche
e conoscenze per la raccolta delle piogge, tipiche anche della cultura mediterranea.
*Autore di Nuvole e sciacquoni, in uscita in libreria per settembre. Socio fondatore dell’Istituto Ambiente Italia, dove è responsabile dell’area Risorse Naturali.