Fatti e parole di Marco Moro
Green Marketing di Paola Fraschini
Chiare, fresche e dolci acque di Giulio Conte
Nucleare, chi lo paga? di Alessandro Geremei
G8, energia e gas serra a cura della redazione
NoEcomafia tour di Antonio Pergolizzi
NoEcomafia tour
di Antonio Pergolizzi
Quest’anno il Rapporto
Ecomafia si è messo
in viaggio lungo tutto lo Stivale: un modo affatto speciale per festeggiare
la quindicesima edizione, come sempre curata dall’Osservatorio Nazionale
Ambiente & Legalità di Legambiente. Un’edizione particolarmente
ricca di dati, storie e approfondimenti utili per chiunque abbia a cuore la
tutela dell’ambiente. E ciò che ne è uscito fuori, ancora
una volta, è uno spaccato di un’Italia sotto assedio della criminalità ambientale,
avvelenata da Nord a Sud, asfissiata dal cemento e dai rifiuti, rasa al suolo
dagli incendi dolosi, assetata dai furti d’acqua, impoverita nella sua
biodiversità e nei suoi tesori culturali. Uno scenario che dovrebbe
rilanciare, dunque, con sempre maggiore urgenza l’azione tempestiva delle
istituzioni e della politica. Perché non si può parlare di effettiva
lotta ai cambiamenti climatici e di politiche a difesa dell’ambiente
senza affrontare con serietà il fenomeno ecomafia. E se si cantano le
lodi di quelle forze dell’ordine e di quei magistrati che mandano alla
sbarra i trafficanti di veleni, si assiste pure al tentativo del governo in
carica di vietare l’uso delle intercettazioni telefoniche, anche per
i reati legati ai traffici illeciti di rifiuti, che è stato uno dei
capisaldi nelle attività di indagine.
Lo scopo ultimo del tour è stato quello di raccontare l’Italia
che si rivolta all’ecomafia, le risposte positive della società,
per dare speranza e far crescere la sensibilità dei cittadini contro
chi vuole uccidere i loro luoghi e deturparne per sempre la bellezza. Informare
d’ecomafia, quindi, per cambiare la percezione collettiva della reale
posta in gioco.
Si è pensato di portare il Rapporto “a casa sua”, a contatto
con la gente, ricondurlo alla sua origine, proprio dove accadono i fatti di
cronaca, dove muore un poco alla volta il nostro paese e prendono corpo le
strategie diaboliche delle gang ecomafiose.
E l’idea è stata di grande successo. Ogni tappa è stata
caratterizzata da un forte coinvolgimento di pubblico, di istituzioni e forze
dell’ordine. Così i media e le amministrazioni locali, le associazioni
e i cittadini, proprio partendo dalla presentazione pubblica del Rapporto hanno
avuto l’occasione di dibattere sul tema “criminalità ambientale”,
sulle vertenze locali, sui rischi che la propria comunità di riferimento
corre per colpa dell’ecomafia. Ma non è stata solo denuncia. Anzi, è stato
soprattutto un modo per “inchiodare” le istituzioni alle loro responsabilità e
chiedere politiche di maggiore tutela. A cominciare dall’inserimento
nel codice penale dei delitti contro l’ambiente.
In questo modo il Rapporto è diventato, ancora di più, uno strumento
di azione politica – e non solo di analisi e denuncia – che si è saldato
perfettamente con i problemi reali.