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Carlo Lucarelli: Jolly Rosso dei veleni di Emiliano Angelelli
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Carlo Lucarelli: Jolly Rosso dei veleni
di Emiliano Angelelli*

"Un uomo entra in un bar, prende un caffè, risale in auto e muore. Chi è? Perché niente nella sua storia è quello che appare?". Stiamo parlando di Natale De Grazia, unico testimone al processo della Jolly Rosso, la nave dei veleni ritrovata spiaggiata nel dicembre 1990 a Campora, sulle coste tirreniche della Calabria. Di questa vicenda reale, che presenta tutte le inquietanti caratteristiche del noir, si fa interprete Carlo Lucarelli in Navi a perdere, il tredicesimo volume della collana VerdeNero, appena uscito in libreria.
La Jolly Rosso è solo una delle circa venti motonavi battenti bandiera italiana, greca, maltese, di Antigua e di Saint Vincent misteriosamente colate a picco tra il 1981 e il 1993, la maggior parte delle quali al largo delle coste calabresi. Sin dall'inizio delle indagini si è pensato che la Jolly Rosso trasportasse rifiuti tossici, forse scorie nucleari, e che i fusti contenuti nella stiva fossero stati estratti e sepolti sotto i fondali e nell'area costiera di Amantea. È stato un caso che ha mobilitato da subito Capitanerie di Porto, Procure, Commissioni parlamentari e Nuclei speciali dei Carabinieri.
Uno dei personaggi più attivi della vicenda è proprio il comandante Natale De Grazia, del pool investigativo della Procura di Reggio Calabria. Un uomo che cerca, indaga, che vuol riportare a galla con quella nave anche la verità che la riguarda. Ma nel dicembre del 1995 il comandante muore improvvisamente. L'autopsia parla chiaro: arresto cardiaco. Eppure c'è qualcosa che non torna. Il caso rimane irrisolto.
Carlo Lucarelli, l'uomo dei misteri italiani, in Navi a perdere racconta quello che è uno dei più grandi scandali dell'ecomafia italiana. Un caso di cui, proprio quest'estate, si è tornato a parlare, dopo che la Procura di Paola ha deciso di riaprire l'inchiesta a causa dell'evidente aumento di casi di leucemia e neoplasie rare riscontrate nella zona dello spiaggiamento.
Purtroppo l'ipotesi investigativa seguita dalla procura calabrese, basata sulle dichiarazioni di Francesco Fonti, ex trafficante di stupefacenti della Locride, e di un altro pentito, non ha portato ad alcun riscontro oggettivo. Gli scavi compiuti e le immersioni subacquee non hanno rivelato la presenza alcuna di depositi clandestini. Ma là, in fondo al mare, dove cantano le balene, come scrive Lucarelli, anche le navi cantano. Hanno ancora la loro storia da raccontare.

* Direttore blog VerdeNero.