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In questo numero:

L’età della ciambella di Marco Moro
Trasformare l’economia globale a cura di Emanuele Bompan
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L’età della ciambella
di Marco Moro


E non si tratta di cerchi nel grano o, solo, di cicli circolari nell’economia. E nemmeno di dolci di forma circolare. Parliamo di una sostituzione di “repertorio iconografico”, di codice visuale, un fenomeno che sarebbe interessante studiare con gli strumenti dell’iconologia, disciplina che studia i “cicli di vita” di determinate immagini nella storia. Ma veniamo al punto: Economista s. m. e f. [dal fr. économiste (v. economia)] (pl. m. -i). – Chi si occupa di scienza economica […]
La definizione (in questo caso tratta dal dizionario Treccani) testimonia un equivoco la cui portata è molto più concreta di quanto si possa essere portati a pensare. Decidendo che per rendere indiscutibili i propri principi e regole era necessario darsi lo status di “scienza”, l’economia è stata infatti oggetto di una efficacissima operazione di marketing. Mettendosi quindi sullo stesso piano, per esempio, della fisica, della matematica, della biologia, della chimica. In “L’economia della ciambella” Kate Raworth documenta come questa sia stata un’operazione pensata e attuata esattamente con l’intenzione di avvalorare l’immagine dell’economia come qualcosa che è dato, che è così, qualcosa di cui non ha senso mettere in discussione principi, regole, teoremi. Qualcosa che ci spiega chi siamo e cosa facciamo nel mondo.

Un angolo retto misura 90°. Ha senso chiedersi se sia giusto che il suddetto angolo si comporti proprio così? Se per essere definito retto non debba invece essere di 91° o 89,5°? No, non molto quantomeno.
Ma si può dire lo stesso delle presunte regole dell’economia? È infatti del tutto lecito chiedersi, ad esempio, se la crescita possa essere rappresentata da una curva che cresce armoniosamente verso l’infinito. E apparentare quindi, utilizzando impropriamente un’immagine, questa ipotesi a quella di una legge fisica del moto.

Nel libro, e nelle sue appassionanti lectures, l’economista eretica (cosi si autodefinisce Kate) insiste nel molto sul ruolo delle immagini, per cercare di renderci consapevoli del loro potere e di come, con un ben studiato set di immagini, l’economia sia arrivata a condizionare il nostro stesso modo di pensare e di vedere il mondo.
Alle regole della “falsa fisica” dell’economia, che di scientifico non hanno nulla, è quindi legittimo e opporre dei criteri di valutazione di carattere politico, etico e anche, naturalmente, scientifico. Credo (ma il dubbio va sempre messo in conto) che nessuno si sognerebbe di sottoporre a giudizio etico il teorema di Pitagora o se è bene che 1+1 faccia 2, sempre. Invece, nel caso della presunta scienza economica, sono proprio le regole che vanno messe in discussione, e la prima domanda da porsi è: a che cosa dovrebbe servire l’economia? È davvero inevitabile che sulla base delle proprie pretese leggi fisiche di funzionamento produca diseguaglianze, iper-concentrazione delle ricchezze, sfruttamento eccessivo delle risorse, conflitti, degrado ambientale e sociale? E siamo davvero tutti fatti così, protesi solo verso l’interesse personale, come sostiene l’idea dell’”uomo economico razionale”?

È quindi possibile pensare che le immagini con cui rappresentare correttamente ruolo e funzioni dell’economia siano tutt’altre? E quali idee potrebbero essere rappresentate da queste immagini?
Il libro di Kate Raworth apre a qualsiasi lettore un mondo, quello dell’economia, che è stato intenzionalmente confezionato per essere poco accessibile, comprensibile solo a patto di averne assorbito la disciplina, come testimonia l’illuminante citazione da Paul Samuelson che Raworth riporta nel suo rivoluzionario lavoro: “Non mi importa nulla di chi scrive le leggi di una nazione, o di chi configura i suoi trattati essenziali, finché posso essere io a scriverne i libri di testo di economia”.

“L’economia della ciambella” è rivoluzionario anche per questo, non solo per la chiarezza delle analisi e delle proposte che contiene, ma perché ci sbatte in faccia una realtà che mette a disagio: credere che sia difficile capirne qualcosa di economia, è esattamente ciò che gli economisti volevano che accadesse.
E se da parte di un editore può apparire una grossolana vanteria sostenere che un proprio titolo è rivoluzionario, beh, leggetelo. E se non lo fate vengo a casa vostra a leggervelo… vi suono al campanello la domenica mattina, e non vi porto un opuscolo sulla Bibbia, ma qualcosa che comunque vi sta dicendo “Svegliatevi!”.