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In questo numero:

Rimettere in circolo Madrid e Barcellona di Antonio Cianciullo
La nuova economia secondo Tim Jackson a cura di Rudi Bressa
Case come alberi, cittą come foreste a cura di Silvia Zamboni
Meglio riciclare che estrarre di Antonella Ilaria Totaro
Giacimenti tessili in cerca d'autore di Irene Ivoi
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Meglio riciclare che estrarre
di Antonella Ilaria Totaro

In questo articolo parliamo di:

Materia Rinnovabile
Rivista internazionale sulla bioeconomia e l'economia circolare

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Con circa 10.000 dipendenti e un fatturato di 11,1 miliardi di euro nel 2016 Umicore è un’azienda belga quotata in Borsa. Con sede a Bruxelles e alle spalle una storia di oltre due secoli, è oggi tra le aziende più esperte nel riciclo di materiali complessi (residui industriali e rifiuti elettronici) contenenti metalli preziosi: riesce a recuperare 17 metalli preziosi da oltre 200 flussi complessi di ingresso provenienti da tutto il globo. Oltre all’attività nel settore del riciclo, Umicore è uno dei tre leader globali nella produzione di catalizzatori di controllo delle emissioni per veicoli leggeri e pesanti e per tutti i tipi di carburanti, ed è il principale fornitore dei materiali catodici per le batterie ricaricabili usate in apparecchi elettronici portatili e nelle automobili ibride ed elettriche.

Se estrarre metalli più e meno preziosi da vecchi apparecchi elettronici e cellulari è fondamentale, tuttavia quel che più è interessante di Umicore è il cambiamento radicale di modello di business che l’azienda ha messo in campo negli ultimi due decenni, riuscendo – da impresa impegnata nell’estrazione di metalli (in primis rame e zinco) a diventare un’azienda specializzata nella tecnologia dei materiali e nel riciclo di metalli. In pratica Umicore ha abbandonato totalmente l’estrazione: riciclano i nostri rifiuti da cui estraggono metalli che diventano le cosiddette materie prime seconde.

Tutto ha inizio nel 1906 con la costituzione dell’Union Minière du Haut Katanga (Umhk), che ha operato nel Katanga, provincia dell’attuale Repubblica Democratica del Congo. L’attività estrattiva dell’Umhk, soprattutto riguardante il rame, ha contribuito allo sviluppo economico del Belgio; negli anni l’Union Minière è arrivata a controllare l’esportazione nel mondo di cobalto (nel 1950 ne controllava il 75% della produzione), ma anche di stagno, uranio e zinco. 

Nel 1989 dalla fusione dell’Union Minière con Vielle Montagne, azienda produttrice di zinco nata nel 1805, Metallurgie Hoboken-Overpelt, azienda metallurgica, e Mechim, azienda di ingegneria, nasce Umicore. La crisi economica di metà anni ’90 colpisce i profitti dell’azienda e spinge a un più ampio programma di ristrutturazione. Nel 1995 Umicore ricava il 90% del proprio reddito dalle merci e dall’attività di estrazione e solo il 10% da materiali avanzati come cobalto e germanio.

[…]

La scommessa di puntare su riciclo e tecnologia pulita ha permesso a Umicore di dar vita a un modello di business a ciclo chiuso che rappresenta oggi il suo vantaggio competitivo. Si tratta di investimenti strategici che hanno ampliato Umicore anche territorialmente con nuove attività produttive e tecnologiche in Polonia, Corea del Sud e Thailandia. Attualmente – e nei prossimi anni – 300 milioni sono e saranno investiti nell’espansione in Cina e Corea del Sud per triplicare la capacità dei materiali catodici entro la fine del 2018. Parallelamente, 100 milioni di euro andranno ad ampliare del 40% lo stabilimento di Hoboken, portando da 350.000 a 500.000 tonnellate annue la capacità di riciclaggio dei materiali di questo impianto. 

Con una base di clienti e attività in tutto il mondo, Umicore costruisce quotidianamente la propria ricchezza sfruttando tre trend oggi di evidente importanza: la scarsità delle risorse, la riduzione dell’inquinamento atmosferico e l’elettrificazione dei trasporti.

... continua a leggere su Materia Rinnovabile n. 18, settembre-ottobre 2017