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In questo numero:

Avidità, ideologia, ambizione personale, altro che scienza... di Diego Tavazzi
100 idee per un lavoro verde e sicuro di Maria Antonietta Giffoni Redazione Nextville
Addio globalizzazione, è l’ora della performance economy a cura di Paola Fraschini
C’è un mondo dopo il Pil di Diego Tavazzi
Storie e strategie per trasformare il mondo di Arianna Campanile
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Avidità, ideologia, ambizione personale, altro che scienza...
di Diego Tavazzi

In questo articolo parliamo di:
Mercanti di dubbi
Come un manipolo di scienziati ha nascosto la verità, dal fumo al riscaldamento globale
di Naomi Oreskes, Erik Conway
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Pubblicato per la prima volta nel 2010, Mercanti di dubbi è diventato subito uno dei testi di riferimento per chi si occupa di storia della scienza, della medicina e di climatologia, e resta ancora un passaggio ineludibile per capire i rapporti tra scienza, democrazia e informazione.

Secondo Naomi Oreskes ed Erik Conway, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso alcuni scienziati staunitensi hanno messo la loro autorevolezza e le loro competenze a disposizione delle industrie (le famigerate Big Tobacco, Big Chem e Big Oil) per confondere opinione pubblica e decisori politici, e per intralciare l’approvazione di quelle norme che avrebbero potuto rallentarne la crescita e far diminuire i profitti. Lo hanno fatto per motivi ideologici, per desiderio di affermazione personale o per pura e semplice avidità. È una tesi forte, ma è suffragata da un lavoro di ricerca basato su un’enorme mole documentaria (solo per il capitolo sul tabacco i due storici hanno passato in rassegna milioni di pagine di archivio), che ha superato indenne un decennio di critiche e attacchi personali e che, negli ultimi anni, è stata confermata da nuove indagini.

Come detto, il racconto di Oreskes e Conway parte dagli anni Cinquanta, quando iniziano a emergere, dapprima in maniera frammentaria e poi sempre più coerente, le evidenze sulla pericolosità del tabacco, un prodotto che fino a quel momento era addirittura consigliato da alcuni medici (che sostenevano che fumare sigarette al mentolo facesse bene per il mal di gola...). La svolta arriva nel 1964, quando il Sugeon General, l’organo preposto alla tutela della salute pubblica, rilascia il rapporto Smoking and Health, che stabilisce in maniera definitiva che il fumo è mortale. L’industria intuisce immediatamente il rischio, e decide di passare al contrattacco investendo in una gigantesca operazione di disinformazione.

Lo schema, il cui obiettivo era insinuare il dubbio (come sintetizzato dal famigerato memorandum del 1969, in cui un dirigente dell’industria del tabacco scriveva che “il dubbio è il nostro prodotto”) prevedeva come prima cosa di individuare degli “esperti” compiacenti disposti a presentare le proprie tesi – in contrasto con quelle della comunità scientifica – su qualche giornale o in qualche trasmissione radio televisiva. Le loro affermazioni venivano rapidamente riprese da altri giornali e altre trasmissioni, in un gioco di rimandi in cui le contestazioni e le critiche si dissolvevano in un pulviscolo di interpretazioni e commenti, riuscendo così a dare una parvenza di credibilità a quelle che, sottoposte alla verifica scientifica, risultavano essere vere e proprie menzogne. Ma il più era fatto, si poteva continuare a discutere di dettagli irrilevanti, o di studi gravemente errati, o di affermazioni prive di senso, dando l’impressione che il dibattito fosse ancora in corso, che servissero altre prove, che quelle a disposizione non fossero sufficienti per adottare norme e regolamenti.

Tentativi regolatori che dovevano essere respinti senza appello, in quanto palesemente in odor di socialismo. L’altro grande tema di Mercanti di dubbi è infatti la saldatura tra disinformazione scientifica e ideologia. Esemplare il capitolo sulla Strategic Defence Initiative, il programma di missili antimissile e satelliti killer voluto da Ronald Reagan negli anni Ottanta…

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