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In questo numero:

Cittą circolari di Antonio Cianciullo
L'economia della ciambella di Kate Raworth
Non dimenticare la bellezza a cura di Marco Moro
Neoclassico o ex novo? a cura di Diego Tavazzi
Una bussola contro la disinformazione di Roberto Giovannini
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L'economia della ciambella
Definire uno spazio sicuro ed equo per l'umanitą
di Kate Raworth

In questo articolo parliamo di:

Materia Rinnovabile
Rivista internazionale sulla bioeconomia e l'economia circolare

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L’idea di un limite, soprattutto l’idea di un limite fisico alle attività dell’uomo, rimane una specie di eresia nell’ambito del discorso economico. Ma non solo: anche il discorso politico sembra essere del tutto subordinato all’ortodossia di una crescita senza troppi aggettivi, senza troppi “distinguo”. Negli ultimi anni però lo studio dei limiti ha acquistato nuova rilevanza, grazie ai progressi nell’analisi dei dati e alla capacità di evidenziare le relazioni tra fenomeni ambientali, economici e sociali. Questa crescente consapevolezza è un regalo delle crisi in corso? E cosa c’entrano le ciambelle con lo spazio entro cui le nostre attività devono collocarsi?

Il concetto dei “confini planetari”, introdotto nel 2009 da un gruppo di eminenti scienziati riuniti da Johan Rockström dello Stockholm Resilience Centre, individua un set di nove processi interconnessi del sistema Terra essenziali per mantenere il pianeta in quello stato relativamente stabile che identifica il periodo geologico dell’Olocene. Uno stato dimostratosi negli ultimi 10.000 anni estremamente vantaggioso per l’umanità. Se sollecitati da pressioni eccessive originate dall’attività umana, tali processi potrebbero oltrepassare queste soglie biofisiche – alcuni su scala globale, altri su scala regionale – per produrre cambiamenti repentini, e a volte irreversibili, che metterebbero pericolosamente a repentaglio la base di risorse naturali da cui dipende il benessere dell’umanità. 

L’equipe di Rockström ha definito la zona circoscritta all’interno dei nove confini come “uno spazio operativo sicuro per l’umanità”. Secondo le prime stime almeno tre dei nove confini sono già stati oltrepassati – cambiamenti climatici, ciclo dell’azoto e perdita di biodiversità – e le pressioni sulle risorse si stanno rapidamente avvicinando ai limiti globali previsti anche per altri (secondo le stime aggiornate ai primi tre si aggiungono ora l’uso del suolo, confine “di sicurezza” oltrepassato soprattutto a causa della deforestazione, e quello del fosoforo, ndR).

Il concetto dei nove confini planetari comunica efficacemente complesse questioni scientifiche a un vasto pubblico, mettendo in discussione le concezioni tradizionali dell’economia e dell’ambiente. Mentre l’economia convenzionale tratta il degrado ambientale come una “esternalità” che ricade in gran parte fuori dell’economia monetizzata, gli scienziati hanno letteralmente sovvertito tale approccio proponendo un insieme di limiti quantificati dell’uso di risorse entro cui l’economia globale dovrebbe operare, se si vuole evitare di toccare i punti di non ritorno del sistema Terra. Questi confini non sono descritti in termini monetari ma con parametri naturali, fondamentali a garantire la resilienza del pianeta affinché mantenga uno stato simile a quello dell’Olocene. 

Eppure, anche se si stanno elaborando i dettagli per meglio definire la natura e la portata dei confini, c’è ancora un aspetto importante che manca nel quadro generale.
Il benessere umano dipende infatti tanto dal mantenimento dell’uso complessivo delle risorse al di sotto di soglie critiche naturali, quanto dal bisogno degli individui delle risorse necessarie a condurre una vita dignitosa e ricca di opportunità.
Tra i diritti umani di base e il tetto ambientale dei confini planetari si può quindi individuare una fascia a forma di ciambella, sicura per l’ambiente e socialmente giusta per l’umanità...

… continua a leggere su Materia Rinnovabile 2 gennaio-febbraio 2015